
COMUNICATO STAMPA
Oggetto: Marrazzo colpevole di cosa?
La vicenda scandalistica che vede protagonista il presidente della regione Lazio Piero Marrazzo è un altro, l'ennesimo, esempio di transfobia che non tiene nella giusta considerazione l'esistenza, la dignità, i diritti negati alle persone che hanno un'identità di genere diversa dal sesso biologico. Le persone transessuali sono respinte ai margini da una società che discrimina e non riconosce pari diritti a chi non si adegua all'eterosessualità di Stato. Le cittadine transessuali vengono riconosciute soltanto come fenomeni da baraccone e oggetti sessuali particolari che appartengono al mondo del vizio e della prostituzione frequentato da padri di famiglia in cerca di emozioni forti, della trasgressione a tutti i costi. La maggior parte delle transessuali è costretta ad assoggettarsi a questo mercato perché non può avere un lavoro diverso. Piero Marrazzo con il suo senso di colpa, con la sua vergogna, con l'accettare il ricatto, ha dimostrato di essere transofobo e di non riconoscere pari dignità e uguali diritti alle transessuali con le quali ha condiviso rapporti sessuali e intimità. Se fosse stato scoperto insieme ad una donna che gli vendeva una prestazione sessuale Marrazzo si sarebbe vergognato allo stesso modo? Avrebbe accettato un ricatto e avrebbe pagato per nascondere la sua debolezza? Se avesse denunciato subito l'accaduto e dichiarato che non era colpevole di nessun reato ma rivendicato il diritto ad una vita sessuale riservata, avrebbe dimostrato di rispettare le persone transessuali. Solidarietà quindi a Natalie e alle altre transessuali usate da Marrazzo e subito ripudiate e rinnegate per tentare di salvare la famiglia tradizionale e di facciata del presidente della regione Lazio.
Saverio Aversa
Queer.SeL- Sinistra e Libertà per la cultura delle differenze

Di Saverio Aversa
In Italia il movimento per il riconoscimento politico, sociale, culturale, legale delle persone omosessuali, gay e lesbiche, delle persone transessuali, intersessuali, bisessuali, queer, ha 37 anni e in tutto questo tempo ha ottenuto una sola importante legge: la 164 per la riattribuzione del sesso che però ha un urgente bisogno di essere rivista in considerazione dell'identità di genere non vincolata alla trasformazione chirurgica dell'apparato genitale. Il movimento ha fatto una serie innumerevole di errori che si pagano tutti i giorni con la diseguaglianza sostanziale che obbliga a far fronte a tutti i doveri in mancanza del diritto pieno alla cittadinanza che rimane privilegio esclusivo degli eterosessuali. Le associazioni, quelle maggiori in testa, hanno delegato alle forze politiche, in genere quelle di sinistra e di centrosinistra, richieste confuse, pasticciate, moderate, che spesso riguardavano solo gay e lesbiche, escludendo i/le transessuali, nella convinzione che cominciando con un primo timido riconoscimento tutto quello che seguiva sarebbe stato più facile da ottenere. Non è stato così e non è ancora così. Lo dimostra il dibattito sulla proposta di legge contro l'omofobia che non cita la transfobia, che ancora una volta esclude le persone transgender che invece sono tra i bersagli favoriti dai violenti, dai razzisti, dagli intolleranti. Ci dicono che si potrà rimediare a questo ennesimo errore sostenendo una serie di emendamenti visto la consuetudine di partire da un testo base che è normalmente carente ma che in corso di discussione e prima della prevista approvazione può essere perfezionato. Permettetemi di essere pessimista: emendamenti inseriti o meno la legge non verrà approvata, la storia lo dimostra, le circostanze sono sfavorevoli, l'attuale maggioranza non ha nessun bisogno di mettersi questo fiore all'occhiello visto anche gli obblighi verso il Vaticano. Ho sempre pensato che i cambiamenti epocali sono soprattutto culturali, che le leggi sono utili a questi percorsi ma servono norme inserite in un ordinamento complessivo e non approvate singolarmente senza riconoscimenti di altro genere. Avere un'aggravante per chi discrimina, fa violenza o uccide una persona omosessuale o transessuale, che rimane comunque un cittadino o una cittadina di serie B, rischia di essere soltanto un contentino concesso a patto che non si facciano altre richieste considerate inutili da chi dice per esempio: “ L'omosessualità non è più un problema... Sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l'integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare”. Parole della ministra per le Pari Opportunità Mara Carfagna. Omofobia governativa: non vi consideriamo malati, che cosa volete? Sposarvi? Scordatevelo! E invece il nocciolo della questione è proprio questo: finché dovremo attendere che gli eterosessuali ci concedano qualche leggina approvata in fretta e furia sull'onda dell'aumento degli episodi di aggressioni a gay e lesbiche (mentre quelli nei confronti delle transessuali sono sempre stati numerosi ma degni di minor interesse anche perché in genere collegati, a torto o a ragione, alla prostituzione che è ben considerata solo dalla parte degli “utilizzatori finali”) il cammino per diventare cittadine e cittadini di serie A sarà ancora molto lungo e accidentato. Nell'Europa dei diritti civili, ribaditi a suon di risoluzioni dal Parlamento di Strasburgo, l'Italia pontificia impone alle cittadine e ai cittadini non eterosessuali rassegnazione, sobrietà, rinuncia alla visibilità e all'uguaglianza. E in questo scenario alcuni esponenti del movimento lgbtqi non sapendo cosa altro fare scoprono addirittura una vocazione ecumenica, una missione di onnipotenza che abbatta steccati e confonda ideologie ormai insopportabili che si speravano abbandonate al secolo scorso. Quasi una sindrome di Stoccolma, forse il desiderio inconfessato di avere finalmente il pieno riconoscimento da parte di chi si considera erede dei promulgatori delle leggi razziali e dei responsabili del confino per gli omosessuali? Destra e sinistra? Meglio trasversale. Fascista o democratico? Termini vuoti. Paradossale che, all'insegna di “Meglio Casa Pound che Bersani!” (già scontato “Meglio i neofascisti che i teodem!”), a sostenere questo sia Paola Concia deputata del partito che si chiama guarda caso Democratico! Cambi partito onorevole Concia o cambi nome al partito! La Concia ha accettato un incontro con gli esponenti di Casa Pound affermando che non veniva strumentalizzata e che non li legittimava, non li sdoganava, loro non ne avevano bisogno. Pare lo avessero già fatto in tanti (il comune di Roma ha concesso loro delle sovvenzioni) e in modo sentito e consapevole anche il senatore Dell'Utri spinto dalla irrefrenabile necessità di leggere e commentare i Diari (veri o falsi poco importa) del Duce, Benito Mussolini. Furbi questi neofascisti: si dichiarano favorevoli ai diritti per le coppie dello stesso sesso ( ma solo quelle che hanno “equilibrio e buon gusto” ) ma le adozioni sia mai (chi li assicura che i figli poi non diventato froci? ), l'eterosessualità prima di tutto, una mamma e un papà sono la regola da non dimenticare. Furbi perché alla fine dell'incontro ecumenico consegnano un documento finalizzato soprattutto alla richiesta contenuta nelle ultime quattro righe: venga abolita la norma transitoria sull’antifascismo in calce alla Costituzione (“E' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”), norma che secondo loro è la madre dell'intolleranza e del pregiudizio. Quindi Casa Pound non rinuncia al fascimo anzi vuole renderlo costituzionale.
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Di Saverio Aversa
Trovo inquietante la foto dello striscione di apertura della manifestazione contro l'omofobia e la transfobia che si è tenuta ieri a Roma: soprattutto politici, di destra e di centrosinistra, rigorosamente eterosessuali! Come eterosessuali sono Proietti e Albertazzi che sono intervenuti dal palco insieme ai suddetti politici. Forse a qualcuno sembrerà positiva questa apertura, questa seria considerazione degli episodi di violenza contro le persone lgbt e gli attentati, soltanto intimidatori fortunatamente (due petardi, un sasso imbevuto di benzina dato alle fiamme), nella Gay Street e contro la discoteca di Muccassassina, ma è invece secondo me aberrante sentire il sindaco Alemanno dichiarare: ”Roma è una città tollerante, metteremo più telecamere e più sorveglianza, ma sono contrario alle unioni gay!”. In sostanza: vi consideriamo solo come vittime ma state al vostro posto e vi difendiamo noi. Un discorso concretamente discriminatorio che però è piaciuto a molti. E' piaciuto al Vicariato di Roma che ha aderito alla manifestazione di ieri ma che è pur sempre un'istituzione della Chiesa che considera gli omosessuali dei malati, che li accetta solo se casti e che ha stabilito che un gay non può diventare prete. E' piaciuto a Casa Pound, centro sociale neofascista che usufruisce di sovvenzioni comunali, che ha aderito alla fiaccolata romana contro “ogni forma di razzismo e di intolleranza”.
Rubo alcune considerazioni ad un'amica di Facebook che era al corteo (io non ci sono andato): “Gli interventi dal palco sono stati banali e avvilenti rispetto allo spirito reale dei partecipanti. E' stato sostanzialmente uno spettacolo di varietà appena intinto di impegno civile nel calderone delle ovvietà. Insomma agghiacciante. Ma bisogna essere positivi e sperare che da domani tutte le autorità politiche e religiose che hanno aderito si presentino con il capo cosparso di cenere e qualche seria proposta di legge”. “Repubblica” riferisce che il presidente della Provincia Zingaretti era contento del successo della manifestazione che sostanzialmente aveva il colore politico delle bandiere del PD. Continuiamo a sperare che questo partito isoli i teodem e che non usi le richieste dei cittadini non eterosessuali soltanto per fare campagna elettorale esterna e interna (vedi prossimo congresso con la sfida Franceschini-Bersani-Marino). Continuiamo a tutti i costi a credere che questo partito possa riuscire a conciliare le anime cattoliche e quelle laiche, la Binetti e la Concia, sostenendo l'uguaglianza tra cittadini come recita la costituzione repubblicana e democratica. E' ora di finirla con lo spauracchio che gay lesbiche e trans attentino alla “sacralità” della famiglia, famiglia che si è già “sfasciata” da tempo per sua stessa mano. Fornisco anche una chiave accomodante: riconoscete finalmente questa voglia di “normalità” delle coppie omosessuali che vanno da Ikea e riempiono i carrelli come fanno le coppie eterosessuali!
Ma voglio tornare a quelli di Casa Pound: ieri, dopo che sono stati invitati a non partecipare, hanno fatto un comunicato stampa dove, riferendosi a incontri avuti con esponenti lgbt del Pd, propongono un incontro con la comunità. L'invito sarà raccolto? Cristiana Alicata, giovane lesbica rampante del Pd, ha dichiarato di aver incontrato nelle scorse settimane alcuni rappresentanti di CP davanti ad una virilissima birra. Li ha chiamati lei perché voleva rassicurazioni sulla loro estraneità ai due petardi lanciati davanti al bar Coming Out. La Alicata ha constatato che sono di destra ma che non sono più omofobi di tanti altri e che si dichiarano a favore delle unioni civili. Dobbiamo rallegrarcene? Non so. Non mi risulta che Casa Pound abbia fatto dichiarazioni di condanna contro il manifesto fascista che pochi giorni fa voleva i froci sbranati dai leoni dentro al Colosseo. Io so invece che quelli di CP sono neofascisti, che Ezra Pound era fascista e antisemita, che il fascismo promulgò le leggi razziali del 1938 e che mandò al confino gli omosessuali. Ma forse la Alicata è troppo giovane e queste cose non le sa ma dovrebbe sapere che gli aggettivi “democratico” e “fascista” sono opposti. Mentre fascismo, nazismo e omosessualità insieme possono coesistere e lo dimostra ancora una volta la storia e la letteratura: Mishima, grande scrittore omosessuale giapponese era fascista; tra i seguaci di Gabriele d'Annunzio c'erano molti omosessuali; le SA tedesche erano composte da moltissimi omosessuali e furono massacrate dalle SS per questo motivo.

Liberi e eguali in dignità e diritti
(articolo 1 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)
Ci siamo oggi ritrovat* a Roma per confrontarci tra associazioni, gruppi, persone appartenenti al plurale movimento lgbt italiano. La nostra volontà è chiara: non abbiamo paura e vogliamo rispondere alla violenza con il nostro contributo sociale e culturale. Noi siamo uguali, nella nostra dignità, nell’affermare i nostri diritti e doveri nella società, nella rivendicazione di leggi. Insieme vogliamo invitare le persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender, cittadine e cittadini a far sentire la voce e l’impegno di un’Italia differente, che agisce per un cambiamento vero, profondo che riguarda la cultura e la convivenza.
Il 10 Ottobre 2009 saremo a Roma, come movimento lgbt, unitariamente, coscienti di convocare una manifestazione in un clima che in generale è violento, che colpisce noi, migranti, donne e altri soggetti sociali ritenuti deboli, in cui si alimenta l’idea di dominio, di visioni autoritarie.
Saremo a Roma per rivendicare il diritto alla piena uguaglianza delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Una buona legge contro l’omofobia e la transfobia, che estenda la legge Mancino anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere, è oggi una fondamentale necessità democratica che rivendichiamo. Ma è solo un primo passo non certo esaustivo né sufficiente.
Il 10 ottobre manifesteremo per chiedere la piena attuazione del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione, per impegnare le istituzioni tutte ad agire anche con interventi informativi, formativi e culturali, nelle scuole e sui media, per rivendicare l’interezza della nostra piattaforma politica. Questa manifestazione è anche il primo chiaro segnale della nostra capacità di far esprimere una nuova e forte volontà di cambiamento del movimento lgbt italiano. Chiediamo a tutta la società civile di essere accanto a noi, quel giorno. Ognuno di noi vive calato nella società, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle scuole. Non siamo confinati nei ghetti e non più vogliamo starci. Vogliamo che il 10 ottobre sia una manifestazione in cui ogni persona lesbica, transgender, bisessuale, omosessuale abbia accanto le proprie famiglie, i colleghi di lavoro, i compagni di scuola, i vicini di casa.
Guiderà la manifestazione un’unica enorme bandiera Rainbow. Sotto i suoi colori in cui tutte e tutti ci riconosciamo, invitiamo tutte e tutti ad essere presenti portando la propria storia, la propria soggettività, la propria bandiera di movimenti sociali e culturali.
Uguali - Comitato Promotore Manifestazione Nazionale Roma 10 ottobre 2009
Piccoli reazionari omosessuali omofobi crescono. Indovinate chi è?

E intanto il Tg2 delle 13.30 ci fa vedere le tette "calate" di Sabrina Ferilli...


![Berlusconi malore montecatini[3]](http://files.splinder.com/b98b04f0f2557549b45482b439b5428b_medium.jpg)
di Fabrizio Picciolo
Sebbene non possiamo affermarlo con assoluta certezza, molti indizi ci fanno supporre che Silvio Berlusconi non sia omosessuale. L’eterosessualità del Presidente del Consiglio è, infatti, molto probabile. Diciamo pure largamente verosimile. Non tanto perché sia lui stesso ad averla dichiarata esplicitamente - non risulta alcuna domanda pubblica del tipo “Berlusconi, lei è eterosessuale?” alla quale abbia mai dovuto rispondere -, quanto perché non ha mai mancato di ostentare la sua eterosessualità, in qualsiasi circostanza. In effetti tale comportamento è presente in molti omosessuali nascosti – in gergo, “le velate” – e proprio questa ossessiva ostentazione di (presunta) virilità ha indotto diverse persone a dubitarne assai (si veda alla voce “Berlusconi gay’ su internet). A ciò potremmo aggiungere il fatto che le parole di B. si sono spesso rivelate vane o mendaci, e tuttavia rimaniamo convinti che in questo caso dica la verità, cioè che sia davvero eterosessuale, come del resto recitavano alcuni striscioni ai Gay Pride di qualche anno fa. E’ una convinzione che poggia su indizi solidi e concordanti. Eccoli.
Primo indizio: B. è plurisposato e pluripadre. Per dirla con Benigni, “ha molte mogli, alcune delle quali sue” e per quanto concerne i figli, tra legittimi, naturali o acquisiti non si contano più quelli che lo chiamano papi, sempre ammesso che non ce ne siano altri in giro.
Capirai, direbbe qualcuno, non ci vuole granché. In effetti esistono molti omosessuali plurisposati e pluripadri, e ciò dunque non basta.
Secondo indizio: B. ama le donne, per sua stessa reiterata ammissione.
Anche qui, la circostanza di per sé non proverebbe nulla: gli omosessuali maschi amano le donne per definizione: alcuni vorrebbero anche esserlo, tutti gli altri le ammirano.
Terzo indizio: B. è ossessionato dalle donne, soprattutto se molto giovani, molto belle e molto disponibili. E’ la “patologica sexual addiction” di cui parla il giornalista D’Avanzo (La Repubblica, 26 giugno) elencando la documentatissima serie di festini che il “sultano” organizza da anni nelle sue residenze con decine di giovani tartarughine, farfalline, apicelline. E’ il “mio marito non sta bene” di Veronica Lario, che lo conosce meglio di tutti.
In questo caso possiamo affermare con ragionevole certezza che non risultano omosessuali affetti da questa patologia.
Quarto indizio: B. fa sesso con le donne. Questione delicata assai, non già perché attinente alla sfera personale (nulla di B. è privato, basta sfogliare le 130 pagine de “Una storia italiana” da lui inviata a casa nostra all’atto della discesa in campo), quanto per la difficile attendibilità. B. non può parlarne liberamente, quindi fatica a smentire (non si pensi che il Presidente Unto del Signore sia impotente o, peggio, frocio) e fatica pure a confermare (il Presidente Unto dal Papa pubblico puttaniere non funziona molto). L’ipocrisia, perfetta per il popolo italiano, di un Presidente timorato di Dio in pubblico e di giorno, puttaniere di notte e in privato, è crollata a causa dell’affaire-Noemi e delle rivelazioni di Patrizia D’Addario. Abbiamo un Presidente puttaniere di giorno, di notte e soprattutto in pubblico. B. ha provato disperatamente a negare; poi di fronte alle contraddizioni evidenti ha minimizzato; infine di fronte alle registrazioni ha imboccato la strada dell’ammissione a mo’ di battuta: “Non sono un Santo”. Grazie a Dio.
Su questo punto bisogna essere sinceri: è vero, alcuni omosessuali fanno sesso con le donne. Ma poi se ne pentono.
Quinto indizio: B. è machista, disprezza intimamente le donne. Le occasioni in cui il nostro Presidente ha mostrato questo aspetto della sua indole sono innumerevoli. Le più eclatanti hanno riguardato i commenti sugli stupri (“impossibile mettere un carabiniere accanto ad ogni bella donna”, come dire che quelle brutte non vengono stuprate o chissenefrega) e su Eluana Englaro (“è bella, vitale, può anche partorire”, su un corpo immobile e imprigionato per 17 anni, che schifo!). Per non dire degli interventi alle convention degli imprenditori, piuttosto che degli artigiani o degli agricoltori: “Da giovane ero un centravanti di sfondamento e oggi mi sento più giovane di molti di voi!”, o alla famigerata cena di lavoro: “Se non fossi sposato, ti sposerei!” rivolto alla carfagnina di turno, che provocò la prima pubblica rottura matrimoniale tra Silvio e Veronica, la signora “metà di niente”. E’ quello che realmente pensa delle donne, utili solo se belle gnocche e disponibili, altrimenti tutte rosibindi. E’ quello che il nostro ultrasettantenne (utilizzatore finale di mille donne che può avere gratis, a detta dei suoi difensori) empaticamente condivide con molti colleghi e con la maggioranza dei maschi eterosessuali che lo votano e lo invidiano. L’invidia del pene del potente. Che lo usa, se lo usa, solo per avere conferma della propria virilità, del proprio dominio. Ovviamente senza preservativo, come il potere vero. La parodia che introduce il “Vilipendio Tour” di Sabina Guzzanti in cui l’imperatore B. sproloquia di sesso e di potere con il proprio gigantesco fallo è una triste rappresentazione della realtà. Che nessun gay sarebbe in grado di interpretare.
Sesto indizio: B. è tenacemente omofobo. E’ l’indizio che maggiormente induce a pensare che sia omosessuale. In effetti, Berlusconi è fissato con i gay. Ha detto: “Mi hanno dato del mafioso e della persona poco per bene, tranne che sono gay!” (maggio 2006), concetto ripetuto fino a ieri: “Mi hanno detto di tutto, ci manca solo che mi dicano che sono gay” (giugno 2009). Sì, teme di essere accusato dell’offesa peggiore. Poi il disprezzo: “Se uno vuole santificarsi in Italia deve essere sia gay che di sinistra” (marzo 2005); “I gay sono tutti dall’altra parte!” in occasione della campagna elettorale di Marco Maria Mariani a sindaco di Monza, un tipo per lui un po’ sospetto per via del secondo nome e della sua voce gentile. Per non dire poi delle arringhe nei comizi elettorali: “Volete voi lasciare l’Italia in mano a persone come Vladimir Luxuriaaa?! Nooooo!”. Oppure: “Siete mica tutti gay?!” rivolto agli operai di un cantiere in Abruzzo, con annesso il classico gesto del dito sul lobo dell’orecchio e promettendo va da sé più gnocca per tutti. E a proposito di battute, la più ignobile: quella dell’aprile del 2000 all’inaugurazione della Nave Azzurra, quando chissà perché si sente in dovere di raccontare alla platea adorante la barzelletta del dottore che consiglia ad un malato di AIDS le sabbiature, per abituarsi a stare sottoterra. Che ridere.
Non vuol dire nulla, si dirà, anche molti omosessuali sono omofobi: sono quelli che odiano se stessi e hanno paura di vivere liberi e felici e di conseguenza o si castrano o sparano a zero contro i gay (confronta con il Vaticano). Però, a differenza degli eterosessuali omofobi, i gay che odiano i gay non si eccitano davanti a due donne che si baciano.
Settimo indizio: B. non ha alcun senso del bello. Passi la pittura del cranio. Passi il fondotinta stuccato in volto. Passi la bandana. Passino le corna nelle foto ufficiali. Passi il vulcano artificiale. Passi tutto, ma Apicella no, nessun gay avrebbe lo stomaco.
Se non sono bastati i sette indizi capitali per convincervi che Berlusconi non è, non può essere omosessuale, e se pensate ancora che si possa contemporaneamente essere sposati con più donne, avere dei figli, amare le donne, esserne ossessionati, fare sesso con loro, disprezzarle nel profondo, essere omofobi, non avere buon gusto e nonostante tutto essere omosessuali, beh non saprei cosa aggiungere. Anzi, una cosa. Che siete etero. Incurabili.